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Come nasce un museo, dagli scavi vesuviani al Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Con questo molte e molte cose per gli usi della vita, per l’architettura, per l’arti, per l’erudizione impareremo, che ne’ libri si ricercano in vano!

SCIPIONE MAFFEI

Dopo la sua prima visita a Portici, nel maggio del 1738, forse di ritorno da una battuta di caccia a Castellammare di Stabia, il re Carlo di Borbone, affascinato dal luogo insieme alla moglie Maria Amalia di Sassonia, decise di farvi costruire una residenza di corte.

Nell’agosto dello stesso anno, durante i lavori di agrimensura necessari alla realizzazione del progetto, emersero i resti dell’antica città di Ercolano. L’ingegnere incaricato dei lavori riuscì a convincere il sovrano dell’importanza della scoperta e dell’urgenza di avviare una campagna di scavi, che ebbe inizio appena due mesi più tardi.

Nel frattempo, i lavori di costruzione della residenza reale proseguirono parallelamente agli scavi archeologici, che riportavano alla luce, con sorprendente frequenza, nuovi reperti destinati ad adornare il palazzo di Portici.

Il progetto originario prevedeva l’esposizione, all’interno della residenza, di un grande numero di statue. Johann Joachim Winckelmann riferisce addirittura dell’idea di una vera e propria galleria, che tuttavia non venne mai realizzata.

Poiché lo spazio disponibile nel palazzo non era sufficiente a ospitare l’enorme quantità di statue e mosaici rinvenuti, si rese necessario individuare una nuova sede per la conservazione dei reperti. Fu così allestito presso il vecchio e preesistente Palazzo Caramanico, inglobato nella nuova fabbrica, l’Herculanense Museum, destinato a divenire la sede di una delle raccolte archeologiche più celebri al mondo.

La continua e crescente affluenza di materiali, dovuta anche ai successivi scavi avviati a Pompei nel 1748 e a Stabia nel 1749, tuttavia, rendeva difficile una sistemazione definitiva e limitava di molto le possibilità di musealizzazione della nuova raccolta.

Per rispondere a questa esigenza, nel 1768 Luigi Vanvitelli elaborò l’idea di trasferire il nuovo Museo presso il Palazzo Vecchio di Caserta.

Solo a partire dal 1777 l’architetto Ferdinando Fuga ricevette da Ferdinando IV di Borbone, succeduto al padre Carlo, l’incarico di riorganizzare il Palazzo degli Studi di Napoli, affinché potesse accogliere il “Real Museo Borbonico”, il cui trasferimento ebbe inizio proprio in quegli anni.

L’intento del sovrano era quello di riunire in un unico museo “universale” la Collezione Farnese e l’ingente patrimonio di testimonianze provenienti dagli scavi di Ercolano, Pompei e Stabia, insieme ad alcuni istituti scientifici e culturali come il Real Osservatorio.

La sede dell’ambizioso progetto museale individuata dal sovrano era nata alla fine del Cinquecento come cavallerizza e utilizzato, dal 1616 al 1777, come sede della Regia Università.

Il “nuovo Museo di Napoli” iniziò così ad assumere un assetto espositivo più stabile e una rinnovata organizzazione del lavoro, soprattutto durante la dominazione francese e, successivamente, con il ritorno dei Borbone e il rientro delle collezioni trasferite dall’esilio della corte in Sicilia.

Nel 1828, con l’adozione del primo Regolamento a stampa, il museo raggiunse una configurazione sostanzialmente definitiva, articolata in tredici sezioni tematiche, salvo modifiche minori introdotte in seguito.

Divenuto “Nazionale” nel 1860 con l’unità d’Italia e “Archeologico” con il trasferimento della Pinacoteca e delle altre collezioni artistiche a Capodimonte nel 1957, l’odierno Museo Archeologico Nazionale di Napoli accoglie antichi reperti provenienti da tutta la Campania, dall’Italia meridionale e da importanti collezioni private, configurandosi come uno dei più grandi e prestigiosi musei al mondo.

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