Nulla è più figlio dell’arte di un giardino.
Sir Walter Scott
Nel cuore del Real Bosco di Capodimonte, tra spazi monumentali e percorsi più raccolti, si conserva un luogo capace di raccontare la dimensione più intima e produttiva della residenza borbonica: il Giardino Torre.
All’interno del Museo e Real Bosco di Capodimonte, istituito nel 1738 come riserva di caccia da Carlo di Borbone, il Giardino Torre – noto fin dal Settecento come Giardino del Francese o di Biancour, dal nome della famiglia di giardinieri che lo curò – rappresenta oggi una delle ultime testimonianze della vocazione agricola e produttiva della tenuta reale.
Situato al margine nord-orientale del Bosco, questo spazio si distingue per la sua articolazione in tre ambienti principali: la Fruttiera Reale, con il suo caratteristico casamento turrito, e due giardini “segreti”, il Giardino dei Fiori e il Giardino della Purpignera. Un sistema complesso e coerente, in cui natura e architettura dialogano secondo un equilibrio che unisce utilità e bellezza.
Con la Restaurazione borbonica, la Fruttiera assume il ruolo di “giardino delle delizie reali”, destinato alla produzione di materie prime per la tavola del sovrano. Ancora oggi il giardino conserva una straordinaria varietà di specie: accanto agli alberi da frutto più comuni, si trovano cultivar antiche come le pere Mastantuono e Spadona, le susine Regina Claudia, le ciliegie ‘O Monte e Giulia, oltre a nespoli, giuggioli, meli cotogno e azzeruoli. Al centro, domina lo spazio un imponente canforo (Cinnamomum camphora), introdotto dalla Cina intorno al 1825 e oggi riconosciuto tra gli alberi monumentali d’Italia.
Elemento distintivo del complesso è il Casamento Torre, probabilmente preesistente al Real Sito, oggi restituito nei suoi colori originari. I suoi volumi si sviluppano attorno a un cortile interno e sono attraversati da una suggestiva scala a chiocciola in piperno, racchiusa in un sottile torrino di gusto vanvitelliano. Dalla sommità si apre una vista ampia sul Vesuvio e sulla parte orientale della città, restituendo il legame profondo tra il sito e il paesaggio circostante.
Il corpo retrostante conserva i caratteri dell’architettura rurale ed è arricchito da una torre-serbatoio e da uno storico forno a legna, voluto da Ferdinando II di Borbone. La tradizione vuole che proprio qui, nel 1889, sia stata cotta la prima pizza Margherita. Oggi questo spazio è tornato a vivere grazie al progetto Delizie Reali, che ha restituito al Giardino Torre la sua dimensione produttiva e conviviale.
Sul lato del Casamento si apre un’elegante esedra, ornata da peri a spalliera e da una vasca con ninfee e piante acquatiche. Da qui si accede al Giardino della Purpignera, il cui nome deriva dal francese pépinière (vivaio). Questo spazio raccolto, dal perimetro irregolare, era destinato alla coltivazione e alla riproduzione di piante ornamentali, fiori recisi, erbe aromatiche e ortaggi. Ancora oggi conserva tracce di questa funzione, nei semenzai e nelle strutture per i limoni a spalliera.
Dalla Fruttiera si raggiunge anche il Giardino dei Fiori, che, a partire dalla fine dell’Ottocento, accoglieva specie esotiche e rare secondo il gusto dell’epoca: banani rosa, orchidee “scarpette di Venere”, magnolie e una preziosa collezione di camelie, tuttora visibile.
Con l’Unità d’Italia, il sito perde progressivamente la sua funzione originaria, passando sotto la gestione dei Savoia e avviandosi verso una fase di marginalità. Solo nel Novecento, con l’acquisizione statale e l’istituzione del Museo Nazionale di Capodimonte, il Giardino Torre torna a essere riconosciuto come parte integrante del patrimonio pubblico.
I recenti restauri, conclusi tra il 2018 e il 2023, hanno restituito vitalità alla collezione botanica, arricchita con nuove specie e integrata da elementi storici come la Fontana a nicchione e le antiche ananassiere, piccole serre semi-interrate riscaldate naturalmente.
Oggi il Giardino Torre è uno spazio nuovamente vissuto: accanto alla sua identità storica, ospita una caffetteria bistrot, la Pizzeria del Giardino e attività didattiche dedicate all’educazione alimentare ed etnobotanica.
Un luogo in cui il tempo sembra stratificarsi senza interrompersi, dove la dimensione produttiva, quella contemplativa e quella culturale continuano a convivere, restituendo uno sguardo autentico sulla vita quotidiana all’interno del Real Bosco di Capodimonte.
@ foto di Museo e Real Bosco di Capodimonte