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Capodimonte: nascita di un museo nazionale

Il museo sta in un palazzo rimasto imperfetto… Se i nostri nipoti avranno la sorte di vedere disposto tutto questo tesoro, non avrà vergogna di stare a fronte a qualunque altro.

Johann Joachim Winckelmann

In occasione della Giornata Internazionale dei Musei del 18 maggio, celebriamo la ricorrenza d’inaugurazione del Museo di Capodimonte del 5 maggio 1957, che trasformò la storica residenza borbonica in moderno museo nazionale.

Il Real Sito di Capodimonte fu edificato a partire dal 1738, per volontà di Carlo di Borbone allo scopo di ospitare le collezioni farnesiane ereditate dalla madre Elisabetta Farnese. Con l’Unità d’Italia la Reggia di Capodimonte continuò ad avere una funzione museale, sotto la direzione di Annibale Sacco, e ad ospitare la famiglia reale dei Savoia.

Dopo le due grandi guerre del Novecento, sotto la direzione del Soprintendente Bruno Molajoli, con l’inaugurazione del 5 maggio 1957, alla presenza del Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, Capodimonte perde definitivamente la sua funzione abitativa per essere destinata esclusivamente a quella di museo nazionale.

Nonostante le difficoltà sociali ed economiche del dopoguerra Molajoli, nel 1949, riuscì ad ottenere il decreto che riconosceva Capodimonte come sede della Galleria Nazionale e, nel 1950, presentò il progetto di riorganizzazione del Palazzo in museo, finanziato e realizzato con cospicui fondi della Cassa del Mezzogiorno.

Il nuovo museo di Molajoli concentrava a Capodimonte tre musei in uno (la Galleria Farnese, l’Appartamento Storico e la Galleria dell’Ottocento/Contemporaneo) in “(…) un grande istituto in cui il pubblico possa trovare un filo conduttore, una scelta, una varietà di interessi culturali, uno stimolo estetico, senza tuttavia rimanere oppresso o intimidito (…)”

*fonte capodimonte.cultura.gov.it.

La sfida che Molajoli, insieme a Ferdinando Bologna, Raffaello Causa e Ezio De Felice, si trovò ad affrontare fu quella di riuscire ad allestire un museo moderno in un edificio monumentale, creando un percorso espositivo lineare e senza interruzioni.

Il risultato ottenuto fu quello di creare un allestimento museografico all’avanguardia che, grazie anche all’utilizzo sapiente di tecnologie e dell’illuminazione, è stato per lungo tempo un modello di riferimento per diversi istituti museali.

A partire dagli anni Settanta del secolo scorso il Museo di Capodimonte ha ospitato diverse mostre, come quelle sulle “Civiltà del Seicento e Settecento a Napoli”, oltre ad alcune di arte contemporanea, che sono state cruciali per riscoprire e valorizzare l’arte napoletana, elevandola da contesto locale a protagonista europea.

Tali iniziative hanno ridefinito la storiografia artistica, evidenziando il ruolo di Napoli e del Mezzogiorno come centro culturale barocco di primaria importanza, mappando pittura, scultura, arti decorative, musica e scenografia.

Recentemente, in seguito alla riforma dei musei nazionale del 2014-2015, il Museo e il Real Bosco, amministrati da uffici diversi sin dal 1954, sono stati riuniti sotto la stessa direzione e dotati di autonomia speciale.

A partire dal 2015, sotto le direzioni di Sylvain Bellenger prima e di Eike Schmidt dopo, il Museo è stato dotato di un Masterplan che comprende tra i suoi obiettivi la transizione digitale ed ecologica dell’istituto museale, nonché la sostenibilità energetica ed economica del Museo e Real Bosco di Capodimonte.

Nell’ambito del Masterplan rientra anche il progetto di restauro architettonico e botanico condotto, a partire dal 2018, all’interno del Giardino Torre dalla “Minerva Restauri”, completato nell’estate del 2023.

Negli ultimi anni il Museo ha prodotto e ospitato diverse mostre culturali, tra cui alcune dedicate alle opere di Caravaggio, pittore protagonista della storia del museo.

Nel 2025 il Museo di Capodimonte ha voluto rendere omaggio ad un artista napoletano, il famoso fotografo Mimmo Jodice, scomparso il 28 ottobre dello stesso anno, con la mostra “Capodimonte ricorda Mimmo Jodice”, e l’istituzione della “Casa della Fotografia “Mimmo Jodice”, centro di cultura e promozione fotografica.

Grande attenzione, infine, è stata dedicata negli ultimi anni al rapporto con la comunità locale e a quella ecologica cittadina, in una logica museale che intende il Museo non solo come contenitore di opere d’arte, ma come un centro attivo per il territorio, che crea un’identità condivisa tra passato e futuro.

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