Pel vino che si suol bevere più dell’usato e perché i vendemmiatori stanno con molta allegria e a chiunque passa gli dicono de’ frizzi e lo motteggiano
Ferdinando Galiani, detto “l’abate”
La maschera di Pulcinella è forse la più famosa al mondo. La sua figura è profondamente e indissolubilmente legata all’anima e all’immagine di Napoli, ma qual è davvero la sua storia?
Nel corso dei secoli molte ipotesi hanno provato a spiegare la nascita di questo personaggio, alcune delle quali tenterebbero di farlo discendere direttamente dal Maccus, personaggio della commedia atellana latina (IV secolo a.C.).
E’ noto, infatti, che questa maschera era già conosciuta ai tempi dei Romani, sparì durante il Cristianesimo e venne riscoperta solo nel ‘500 con la Commedia dell’Arte.
Durante gli ultimi anni del ‘600, con la perdita di influenza sul regno da parte dell’Impero delle Spagne, la riforma Cattolica inaugurò un periodo di oscurantismo e censura delle arti che, nonostante la pronta opposizione di Napoli, si ripercosse anche sull’importanza di Pulcinella, ridotto a “scribano della Cantata dei Pastori”.
Le commedie “pulcinellate” risalgono, invece, al periodo d’attività del Teatro San Carlino, cui corrisponde il regno dei Borbone su Napoli, promotori ed estimatori della commedia. Carlo di Borbone conferì, in particolare, a Pulcinella un ruolo centrale, in quanto grande appassionato del Carnevale.
Molte sono le ipotesi che girano attorno alle origini del nome di Pulcinella: per alcuni deriverebbe da “pulcinello”, (piccolo pulcino, per via del naso adunco); secondo altri sarebbe frutto di un’idea del comico Silvio Fiorillo, ispiratosi, durante i primi decenni del ‘600 a Puccio D’Aniello, contadino che stanco della vita nei campi si sarebbe unito ad una compagnia teatrale. Anticamente sarebbe stato “Policinella o Pollicinella”, come emerge dal titolo della commedia di Fiorillo, “La Lucilla costante con le ridicole disfide e prodezze di Policinella”.
Secondo altri il nome di questa maschera deriverebbe dalla corruzione di un cognome molto diffuso in Campania, Pulcinello o Polsinelli, o dal diminutivo femminilizzato di pollo-pulcino, animale non riproduttivo, in allusione al presunto ermafroditismo del personaggio.
L’aspetto di questa maschera sarebbe, infatti, volutamente ambiguo: la parte superiore (il naso, il cappello a punta, il corno) rimanda ad un’immagine tipicamente maschile, mentre la parte inferiore (il ventre gravido, le natiche enormi, i seni prominenti) richiamerebbe il femminile.
Durante la carestia del 1746 dovuta alla pellagra Pulcinella divenne rappresentante e “capo” dei lazzari, incaricati di promuovere il cosiddetto “cibo da strada” (pasta, pizza, sartù) e sottolineare l’importanza dell’alimentazione come fondamento della civiltà. I lazzari avevano un rapporto diretto e privilegiato con i sovrani della dinastia Borbone, essendo gli unici autorizzati a non rispettare i protocolli reali per comunicare con il re.
La veste tradizionale di Pulcinella, che prevede in genere una larga casacca bianca, stretta in vita da una cintura nera, grandi pantaloni bianchi, scarpe nere, cappello bianco a punta e l’iconica mezza maschera nera dal lungo naso adunco, sarebbe stata inaugurata nell’800 da Antonio Petito, uno dei più importanti e longevi interpreti di questo personaggio attivo al teatro San Carlino di Napoli.
Si narra che la sua figura tornò simbolo forte dell’identità napoletana quando, durante l’assedio di Gaeta, nel giorno di Carnevale del 1860, i soldati al fianco del re Francesco II di Borbone indossarono la maschera di Pulcinella in segno di sberleffo agli assalitori piemontesi.
Da sempre emblema di un’ironia sfrontata e furba, questo personaggio incarna “l’arte” del cavarsela nelle situazioni più difficili, la natura tragicomica del popolo napoletano, tanto da apparire sul presepe, dare vita al genere teatrale della “pulcinellata” e assumere un ruolo centrale nel panorama del teatro dei burattini.
La figura di Pulcinella ha avuto fortuna in tutta Europa, in particolare in Francia, ma anche in Inghilterra e in Russia.
A coronamento della sua fama, nel 1992 il centro culturale “Acerra Nostra” ha inaugurato il “Museo di Pulcinella del folklore e della Civiltà Contadina”, situato all’interno delle sale del Castello Baronale di Acerra.