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Carlo di Borbone, Re di Napoli e di Sicilia

Il di lui talento è naturale, e non stato coltivato da maestri, sendo stato allevato all’uso di Spagna, ove i ministri non amano di vedere i loro sovrani intesi di molte cose, per poter indi più facilmente governare a loro talento.


CONTE LUDOVICO SOLARO DI MONASTEROLO, AMBASCIATORE SABAUDO, 1742
 

In occasione della ricorrenza della sua nascita la rubrica “Il personaggio del mese” dei Diari Reali è dedicata alla figura di Carlo di Borbone.

Primogenito di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese, Carlo Sebastiano di Borbone nacque a Madrid il 20 gennaio del 1716.

Fin dalla nascita gli era destinato, insieme al fratello, un importante patrimonio in Italia, essendo la madre ultima discendente della famiglia dei Farnese e dei Medici. Ma la regina di Spagna fu costretta a lottare molto per rivendicare al figlio il diritto alla successione al Ducato di Parma e Piacenza e al Granducato di Toscana e al vasto patrimonio artistico e culturale delle due casate.

Approfittando della guerra di successione di Polonia nel 1733, la sovrana italiana riuscì, inoltre, ad accampare al figlio i domini asburgici spagnoli nell’Italia meridionale.

Il 10 maggio 1734 Carlo entrò trionfalmente a Napoli, e cinque giorni dopo il padre Filippo V rinunciò ai suoi diritti sul regno di Napoli. Nel marzo del 1735 Carlo arrivò in Sicilia per esserne incoronato a Palermo il successivo 3 luglio, riunificando i due regni in una sola persona.

Il giovane sovrano inaugurò una stagione illuminata di autonomia e indipendenza della nuova dinastia borbonica delle Due Sicilie, avviando un vasto programma di riforme amministrative, giudiziarie ed economiche e opere edilizie di pubblica utilità.

Già nei primi anni del suo governo, il re affrontò una dura prova: i contrasti fra Stato e Chiesa, che si risolsero nel 1738, quando il Papa autorizzò le nozze tra Carlo e Maria Amalia di Sassonia, ancora tredicenne.

Tra le altre iniziative di rinnovamento Carlo promosse la semplificazione della giustizia tramite la riforma dei tribunali, rafforzando il controllo centrale sul feudalesimo e istituendo nuove magistrature, come il Supremo Magistrato del Commercio. Per perseguire, inoltre, una tassazione più equa introdusse e organizzò il Catasto Onciario.

Il giovane re promosse, anche, il rinnovamento dell’Università di Napoli, trasferendo la sede storica da San Domenico Maggiore a quella più ampia nel Palazzo degli Studi (oggi sede del Museo Archeologico Nazionale di Napoli), e nel 1737, nonostante le opposizioni, istituì 17 nuove cattedre con relativi laboratori. Fondamentale fu il suo ruolo nella promozione di altre istituzioni educative e culturali come la Real Accademia di Belle Arti e la Real Stamperia.

Numerose furono, inoltre, le iniziative edilizie e territoriali da lui intraprese: per il suo matrimonio ordinò il riammodernamento del Palazzo Reale di Napoli, facendo erigere l’attiguo Teatro di San Carlo; avviò lavori di restauro ed ampliamento del palazzo rinascimentale di Procida nell’ambito della costituzione di una vasta rete di “Siti Reali”, come Portici, Capodimonte, Persano e Caserta, che avrebbero accolto la vita della corte borbonica e favorito lo sviluppo di ampie porzioni di territori prossimi alla capitale del regno.

Il sovrano realizzò anche numerose opere pubbliche, tra le quali il Reale Albero dei Poveri, destinato ad offrire una dimora agli indigenti del regno, e diverse “Manifatture Reali” come quella delle “Porcellane” inaugurata al Bosco di Capodimonte e quella degli “Arazzi” ed delle “Pietre Dure” presso la Chiesa San Carlo alle Mortelle.

La figura del sovrano fu anche determinante nel capitolo delle scoperte archeologiche, avviando campagne di scavi sistematici a Ercolano (1738) e Pompei (1748) che diedero lustro alla monarchia borbonica in tutta l’Europa del tempo, anche attraverso la costituzione dei due primi nuclei museali napoletani a Capodimonte (per la collezione Farnese) e Portici (per la collezione archeologica vesuviana).

Il 14 agosto 1759, alla morte del fratello Ferdinando VI, Carlo fu costretto a succedere al suo posto sul trono di Spagna e il 6 ottobre dello stesso anno lasciò i regni di Napoli e di Sicilia al suo terzogenito, Ferdinando IV di Borbone.

Anche in Spagna, forte dell’esperienza politica maturata nel governo dell’Italia meridionale, Carlo avviò una politica di riforme che toccarono molteplici campi: sgravi fiscali, riforma dell’amministrazione e dell’economia, modifiche ai rapporti con la chiesa e riorganizzazione delle forze armate.

Il sovrano morì nella notte tra il 13 e il 14 dicembre 1788. Fu sepolto nel monastero dell’Escorial, all’età di quasi 73 anni, lasciando un’impronta e un’immensa eredità alla storia e alle vicende europee e del resto del mondo, ancora oggi non sufficientemente riconosciuta.

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