Vai al contenuto

Il Teatro San Carlino, la culla della commedia napoletana

San Carlino è uno stambugio, San Carlino è un forno, è un teatro impossibile, ma noi altri Napoletani amiamo San Carlino.

Carlo del Balzo

In occasione della ricorrenza del Carnevale, questo mese vi raccontiamo la storia di un piccolo grande tesoro napoletano: il Teatro San Carlino.

Il piccolo teatro, nato in una baracca di legno e spostato in seguito in una “cantina” posta sotto il livello della strada, ebbe una storia lunga e complessa, dal triste epilogo.

Costruito nel 1740 su commissione di Gennaro Brancaccio e così nominato, in contrapposizione ironica al più “ufficiale” Teatro di San Carlo, il teatro “popolare” deve la sua fama alla rappresentazione di commedie dell’arte – le “pulcinellate” – incentrate sulla maschera carnevalesca di Pulcinella e basate sulla parodia di opere rivolte all’alta società napoletana.

Nonostante le scenografie rudimentali e la struttura fatiscente, questo teatro attraeva numeroso pubblico, appartenente soprattutto ai ceti meno aristocratici, anche se si narra che alcuni sovrani borbonici amassero mimetizzarsi nella folla per seguirne gli spettacoli.

Gli spettatori, infatti, potevano rivedersi nei protagonisti delle storie cui assistevano: le battute dirette, il racconto dei dolori e delle contraddizioni della città, la vita reale messa in scena, erano ciò che legava il pubblico a questo piccolo-grande teatro.

In seguito alla morte di Domenico Antonio Di Fiori (avvenuta secondo diverse fonti tra il 1755 e il 1767), celebre interprete di Pulcinella, compositore ed autore di commedie, il teatro attraversò un periodo di crisi a seguito del quale ne fu ordinata la demolizione dalle autorità “per ragioni di pubblica moralità”.

Nel 1770 Tommaso Tomeo, gestore di un popolare teatrino situato al Largo del Palazzo, sotto la Chiesa di San Giacomo degli Spagnoli, noto come “la Cantina”, ottenne da re Ferdinando IV di Borbone il consenso per aprire un nuovo teatro e riprendere le attività teatrali del San Carlino nello stesso luogo di origine.

Durante il XIX secolo però, la comparsa di generi come l’opera lirica e il melodramma, e la progressiva modernizzazione della città di Napoli, misero nuovamente in crisi l’attività del teatro, fino al 6 maggio 1884, quando la demolizione degli isolati sul lato destro di Piazza Municipio a Napoli, messa in atto nell’ambito di un più ampio progetto di risanamento della città, a causa dell’epidemia del colera, determinò l’abbattimento del San Carlino.

La memoria di questo fondamentale pezzo di storia della città, tuttavia, non fu scalfita dalla demolizione dell’edificio.

Nel 1898 il Direttore del Museo Nazionale di San Martino a Napoli, Vittorio Spinazzola, avviò la costituzione di una sezione dedicata al teatro napoletano, in due sale, nelle quali confluì il materiale sopravvissuto all’abbattimento del teatro, incluso il modello in scala reale del teatro, donato da Eduardo Scarpetta. Nel 1900 la sezione teatrale aprì le sue porte al pubblico.

Tra i contributi letterari in memoria del teatro è da ricordare l’opera di Salvatore Di Giacomo del 1891 dedicata alle “cronache” del “tempio di Pulcinella”.

Lo scorso 14 gennaio 2026 il Comune di Napoli, con l’apposizione di una targa commemorativa al civico n. 41, in corrispondenza della segreteria dell’Università “Parthenope”, lì dove sorgeva l’antico teatro, ha voluto restituire visibilità all’antico teatro.

Un gesto dell’Amministrazione Comunale che, nel preservare la memoria del San Carlino, ha inteso portare alla luce una parte significativa della radice profonda del teatro napoletano nel mondo.

Vantaggi reali

Con la ROYAL CARD® entri da protagonista nel circuito borbonico e hai subito agevolazioni, convenzioni e tour a prezzi scontati

Scopri