Vai al contenuto

Villa Rosebery: la casa che racconta duemila anni di Posillipo

Questa felicità non ha ancora del tutto abbandonato Napoli. Le abbaglianti strade bianche conducono a Posillipo, e la veduta che si apre sulle forme vulcaniche del capo Miseno e dei Campi Flegrei si fondono col sapore della polvere sottile e dell’umidità amaro-salata del vento del mare.

Pavel Muratov, Immagini dell’Italia, 1912

Sulla collina di Posillipo, a Napoli, un parco digradante verso il golfo custodisce una delle storie più stratificate della città: quella di Villa Rosebery, oggi residenza ufficiale del Presidente della Repubblica Italiana, un tempo teatro di ambizioni borboniche, capitali europei all’ombra di ville imperiali e aristocratiche.

Il nome della collina viene dal greco Pausilypon, “tregua dal dolore”: così si chiamava, nel I secolo a.C., la sontuosa villa che il ricco cavaliere romano Publio Vedio Pollione fece costruire su questo tratto di costa, tra la Gaiola e la baia di Trentaremi, luogo non molo distante da dove sorgerà successivamente Villa Rosebery. Un complesso vastissimo, con teatro, terme e peschiere, collegato alla piana flegrea dalla Grotta di Seiano, scavata per settecento metri nel tufo giallo che costituisce ancora oggi il sottosuolo di tutta l’area.

Un sottosuolo, va detto, tutt’altro che quieto: Posillipo segna infatti il margine della caldera dei Campi Flegrei, il vasto sistema vulcanico a ovest di Napoli, e ne condivide il lento respiro del bradisismo che nei secoli ha sollevato e sommerso interi tratti di costa.

Con la fine del mondo antico la collina cadde per secoli nell’oblio, tornando a popolarsi solo nel Seicento con i “casini di delizie” dell’aristocrazia napoletana.

Ma è nell’Ottocento borbonico che Posillipo cambia definitivamente volto: tra il 1812 e il 1815 Gioacchino Murat fa aprire la nuova strada che collega Mergellina a Bagnoli, completata poi da Ferdinando IV di Borbone. Fino a quel momento la collina era raggiungibile quasi solo dal mare: la nuova via la trasforma in una propaggine residenziale della città, ambita da aristocrazia e alta borghesia.

È in questo scenario che nasce la futura Villa Rosebery. Ai primi dell’Ottocento l’ufficiale della flotta borbonica Giuseppe de Thurn vi costruisce una piccola residenza di campagna circondata da vigneti.

Nel 1820 la proprietà passa alla principessa di Gerace, che la converte in villa di rappresentanza affidandone il riassetto agli architetti Gasse.

Nel 1857 diventa dimora di Luigi di Borbone, comandante della Marina napoletana e cognato dell’imperatore del Brasile: da qui il soprannome popolare “la Brasiliana”. Passata dopo il 1860 al banchiere francese Gustave Delahante, la villa viene infine acquistata nel 1897 da Lord Rosebery, ex primo ministro britannico, che le dà il nome che porta ancora oggi.

Nel 1932 Rosebery dona la proprietà allo Stato italiano: un gesto che segna il passaggio definitivo dalla sfera privata a quella pubblica. Residenza estiva dei principi di Piemonte per alcuni anni, dal dopoguerra Villa Rosebery entra nel patrimonio della Presidenza della Repubblica, di cui è oggi una delle tre sedi ufficiali insieme al Quirinale e a Castelporziano.

Il parco, oltre sessantaseimila metri quadrati di pini secolari, palme e macchia mediterranea, conserva ancora la Palazzina Borbonica, l’antico casino settecentesco trasformato in residenza neoclassica.

In poco più di due millenni, la stessa porzione di costa ha ospitato la villa di un liberto arricchito sotto Augusto, i vigneti di un ufficiale al servizio dei Borbone, la casa di un principe napoletano, quella di un banchiere francese, di uno statista britannico e infine la residenza estiva del Capo dello Stato repubblicano.

Pochi luoghi permettono di leggere, in un solo perimetro, una parabola così lunga e così europea: dalla Napoli romana alla Napoli di oggi, passando per la corte borbonica.

Vantaggi reali

Con la ROYAL CARD® entri da protagonista nel circuito borbonico e hai subito agevolazioni, convenzioni e tour a prezzi scontati

Scopri